venerdì 28 marzo 2008

Caratteristiche dei prodotti fitosanitari

I prodotti fitosanitari presentano alcune peculiarità che nel loro insieme stabiliscono l'effettiva efficacia del prodotto. Questi aspetti sono di tipo:
- qualitativo;
- quantitativo;
- collaterale.

Aspetti qualitativi di un agrofarmaco.
La qualità di un agrofarmaco dipende direttamente da due fattori: la tossicità e la disponibilità.
La tossicità intrinseca è rappresentata dal danno che una sostanza attiva esplica nei confronti
dell'oganismo bersaglio. La tossicità intrinseca è, di conseguenza, la risultante di due momenti che sono sinergici ed indispensabili l'uno all'altro:
- il meccanismo di azione, che consiste nella capacità di raggiungere i punti vitali;
- l'azione della sostanza attivà a livello cellulare che consiste nella sostituzione, nella competizione o nell' aggressione dei sistemi biologici.
La
disponibilità di un agrofarmaco è la capacita di liberare la sostanza attiva, in presenza di vari stimoli, e di farla arrivare a contatto con il bersaglio.

Aspetti quantitativi di un agrofarmaco.
La disponibilità, basa i suoi requisiti su alcuni aspetti che determinano la quantità di agrofarmaco presente sul vegetale in un momento qualsiasi. Questi aspetti quantitativi sono: la copertura, il deposito e il residuo.
La
copertura rappresenta il grado di distensione della sostanza attiva sul vegetale.
Gli elementi che condizionano la copertura sono:
- la dimensione delle gocce;
- il mezzo meccanico usato per la distribuzione;
- la presenza di un coadiuvante tensioattivo che determina la distensione delle goccioline sulla superficie del vegetale.
Il
deposito rappresenta la quantità di prodotto che rimane sulla superficie del vegetale dopo il trattamento. Gli elementi che condizionano il deposito sono:
- la copertura che tanto più grande sarà, maggiore sarà il deposito;
- la natura del preparato e i mezzi di diffusione;
- la natura delle superfici degli organi trattiti;
- la carica elettrica;
- la presenza di un coadiuvante con funzione adesiva aumenta la possibilità di deposito di una sostanza attiva.
Il
residuo viene definito come la quantità di sostanza attiva che rimane, sull' organo vegetale, dopo un determinato periodo di tempo dal trattamento fitosanitario. Gli elementi che condizionano il residuo sono:
- mezzi meccanici e micronizzazione delle particelle le quali più sono piccole e minore sarà il dilavamento e maggiore l'effetto residuale;
- elementi climatici (pioggia, temperatura e luce) che svolgono attività azione dilavante, dissolvente, denaturante e volatilizzazione delle sostanze attive;
- accrescimento della pianta poichè nei momenti di grande espasione sia delle lamine fogliari sia dei germogli (primavera) si ha una riduzione dell'attività residuale.
Pertanto è necessario usare prodotti persistenti perchè siano validi dal punto di vista fitoiatrico, ma occorre che la persistenza sia strettamente limitata alla riuscita dei trattamenti.

Aspetti collaterali di un agrofarmaco.
Sono aspetti determinanti nell'azione di un agrofarmaco, possono essere di natura esterna oppure essere intrinseci al preparato stesso; fra questi aspetti ricordiamo:
- la
prontezza di azione che definisce la capacità di una sostanza attiva di svolgere immediatmente le sue funzioni;
- la
persistenza di azione che si intende come la capacità di un agrofarmaco di prolungare la sua azione nel tempo;
- la
miscibilità che si intende come la proprietà intrinseca di un prodotto fitosanitario di essere compatibile e quindi miscibile con uno o più preparati di tipo diverso. Le ragioni che stanno alla base della miscibilità sono da imputarsi ad aspetti sia di natura economica sia tecnica:
- i primi perchè unendo i preparati diminuiscono i costi dei trattamenti che vengono ridotti di numero;
- i secondi perchè si possono effettuare trattamenti complessi rivolti a più parassiti.
Un prodotto fitosanitario, nei confronti della sua
miscibilità con altri, presenta tre fenomeni:
-
indifferenza in cui la miscela non presenta particolari aspetti nè positivi, ne negativi;
-
antagonismo in cui la miscela presenta una riduzione degli effetti delle singole sostanze attive;
-
sinergismo in cui la miscela presenta effetti con caratteristiche migliori delle singole sostanze attive. La miscela, inoltre, presenta altri effetti che non considerano le sostanze attive, ma l'azione globale che l'insieme espica; infatti si possono presentare fenomeni di:
- minore solubilità o sospensività in acqua;
- fitossicità intesa come la capacità del prodotto ottenuto di provocare un danno alla pianta sulla quale è stato distribuito.
Allo scopo di evitare l'insorgere di questi fenomeni sono state approntate delle tabelle di compatibilità:
- la ridistribuzione definisce la capacità di un agrofarmaco di spostarsi e ridistribuirsi per volatilizzazione o per risolubilizzazione oppure per semplice trasporto del passivo;
- il citotropismo e la sistemicità esprimono la capacità di un agrofarmaco di superare le barriere cellulari ed entrare nella pianta comportandosi cioè da endoterapico.
Questi prodotti vengono raggruppati in tre grandi categorie:
- citotropici, sono composti che pur venendo assorbiti dai tessuti vegetali, non sono mobili e si localizzano nei punti in cui sono entrati ed al limite nelle zone limitrofe;
- translaminari, sono composti dotati di buona mobilità cellulare, essi vengono assorbiti e traslocati da cellula a cellula, sia in sonso laterale sia traversale;
- sistemici, sono prodotti estremamente mobili; essi vengono assorbiti ed entrano nel flusso linfatico raggungendo anche le parti della pianta che non sono state oggetto del trattamento.
L'uso di prodotti sistemici pone tuttavia una serie di problemi che impogono un'attenta valutazione nei trattamenti:
- la sistemicità varia in funzione dell'organo interessato;
- la sistemicità è migliore nelle piante metebolicamente efficenti;
- gli organi aerei non sempre riescono a richiamare e a concentrare una sufficente quantità di agrofarmaco;
- l'uso dei prodotti sistemici può determinare una selezione di ceppi resistenti.

La solarizzazione

La solarizzazione è una tecnica di disinfezione del terreno utilizzata negli ambienti mediterranei, in America Latina, negli Stati Uniti, in India, ecc. come sostitutiva della fumigazione. La copertura del terreno con un telo di plastica trasparente consente di raggiungere temperature necessarie a controllare i patogeni e a contenere lo sviluppo delle erbe infestanti. La maggiore limitazione di questo metodo è la sua dipendenza dal clima. Recentemente, molti studi sono stati condotti per migliorare l’efficacia della solarizzazione; risultati incoraggianti per il controllo di diverse malattie sono stati ottenuti combinandola con un ridotto dosaggio di pesticidi, con agenti di biocontrollo e soprattutto con ammendanti organici che producono composti volatili che si accumulano sotto il telo di plastica (biofumigazione). ”. Questa tecnica, a differenza delle altre, è più rispettosa dell’ambiente, presenta indiscutibili vantaggi ed è anche di facile applicazione. Consiste, principalmente, nel sottoporre il terreno all’irraggiamento solare nel periodo più caldo dell’anno. Le alte temperature che si registrano nei primi strati del terreno inducono la morte della carica patogena presente, funghi e nematodi, nonché dei semi di infestanti.
La solarizzazione si può effettuare sia in pieno campo che in serra; gli effetti, comunque, sono maggiori in ambiente protetto. La tecnica della solarizzazione si effettua mediante la copertura del terreno con film plastico trasparente. Tale copertura permette il passaggio delle radiazioni solari verso il terreno e ne ostacola la fuoriuscita dal terreno verso l’esterno durante la notte. In ambiente protetto, serra o tunnel, tale effetto è esaltato in quanto, oltre alla copertura del terreno con pacciamatura, vi è la copertura della serra stessa. La temperatura del terreno durante il trattamento dovrebbe raggiungere i 45-50° C per avere una buona efficacia. Ovviamente la solarizzazione si esegue nel periodo più caldo dell’anno, giugno-agosto, per circa 30-40 giorni; più lungo è il periodo di esposizione al sole del terreno maggiore sarà la riduzione della carica patogena dello stesso. Prima di procedere, occorre eliminare i residui di vegetazione della coltura precedente, arare il terreno alla profondità di 30-40 cm, nonché sminuzzarlo e affinarlo bene. Durante le lavorazioni del terreno sarebbe opportuno somministrare e interrare sostanze organiche. La sostanza organica, abbinata alla pratica della solarizzazione, libera per fermentazione composti volatili (ammoniaca, composti solforici, isotiocianati) ed altre sostanze ad azione tossica verso la carica patogena tellurica. Successivamente, occorre predisporre un impianto irriguo a goccia con ali gocciolanti, a distanze variabili secondo la portata degli erogatori stessi. Subito dopo la sistemazione dell’impianto irriguo bisogna coprire il terreno con film plastico di polietilene oppure LDPE, PVC o EVA. Infine, è necessario irrigare il terreno e portarlo alla capacità di campo. L’acqua data al terreno serve per condurre il calore negli strati più profondi del terreno e per far germinare i semi di infestanti e sottoporli, quindi, all’azione abbattente del calore. A fine solarizzazione bisogna evitare rivoltamenti di strati profondi di terreno. Ciò per evitare di portare in superficie strati di terreno probabilmente infetti, non sottoposti all’azione del calore. I vantaggi della solarizzazione rispetto agli altri metodi sono molteplici. Questa tecnica, infatti, distrugge la maggior parte dei funghi patogeni e provoca la devitalizzazione di quei funghi che non vengono sottoposti a temperature elevate e comunque ne impedisce la capacità di provocare infezioni successive. Inoltre, essa salvaguarda la flora microbica, antagonista di quella patogena, in quanto termotollerante, ed esplica un’azione di contenimento nei confronti di diversi nematodi soprattutto galligeni. Infine, con simile tecnica si ha il controllo di un gran numero di specie infestanti, tranne alcune specie non colpite a causa dei rivestimenti spessi dei semi o per la profondità a cui sono posizionate nel terreno. La tecnica della solarizzazione, sebbene nota a molti agricoltori, spesso non è stata presa in seria considerazione perché in passato si è fatto largo uso del bromuro di metile, il cui uso ora è vietato o meglio molto limitato. Ora è indispensabile trovare delle valide alternative di difesa, ed inoltre è necessario puntare su tecniche di lotta a più basso impatto ambientale. Ciò è auspicato sia dalla legislazione comunitaria che da quella nazionale, ma è sempre più richiesto dai consumatori e, quindi, dal mondo della distribuzione commerciale dei prodotti agricoli.
Nei terreni intensamente coltivati si assiste ad una proliferazione di agenti patogeni e, quindi, ad una riduzione delle rese e della qualità. È questo un fenomeno particolarmente accentuato nelle colture orticole protette. In particolare i patogeni fungini, i nematodi e le erbe infestanti, - sono responsabili dei principali decrementi produttivi. Tra i patogeni fungini più frequenti si segnalano il Phytophthorae, la Sclerotiniae, la Pythia,il Rhizoctoniae, la Fusaria e la Verticillia, mentre, fra i nematodi, quelli appartenenti ai generi Meloidogine, Dytilenchus e Pratylencus.

Agrofarmaci - danni a carico dell'operatore

La pericolosità dei fitofarmaci in agricoltura, sebbene dipenda dalle caratteristiche intrinseche del formulato, è innanzitutto legata all'uso improprio, o comunque poco corretto, da parte dell'operatore che impiega il prodotto.
La maggior parte delle contaminazioni accidentali avviene nella fase di preparazione della miscela antiparassitaria e durante la distribuzione fitoiatrica. Comunque è proprio il momento della preparazione della miscela che presenta i maggiori rischi di intossicazione; in effetti, aprendo e vuotando le confezioni dei fitofarmaci, la polvere, gli spruzzi ed i vapori sono circa 100-1000 volte più concentrati delle soluzioni. L'assorbimento dei fitofarmaci, durante il loro impiego, avviene attraverso tre vie: cutanea o dermale, inalatoria, orale.
I maggiori assorbimenti comunque si hanno attraverso la pelle ed in special modo attraverso le mani. All'interno dell'organismo, le sostanze tossiche si sciolgono nel sangue e da questo vengono trasportate ai vari organi.
Il fegato,provvede a trasformarle e, per mezzo dei reni, vengono eliminate con le urine. La tossicità dei fitofarmaci può essere immediata e riferita agli effetti di una sola somministrazione (tossicità acuta) oppure a medio-lungo termine, per effetto di più somministrazioni (tossicità cronica).
La tossicità acuta si manifesta entro breve tempo dall'assunzione della sostanza tossica, con sintomi immediati più o meno gravi, a seconda dei casi. Il tipo di sintomo dipende dalla classe chimica e dal meccanismo di azione tossica del principio attivo. La maggioranza dei sintomi acuti hanno azione neurotossica, cioè agiscono su un enzima (acetilcolinesterasi), presente nel tessuto nervoso, ed a livello della giunzione neuromuscolare. Il blocco dell'acetilcolinesterasi determina il vario quadro sintomatologico della intossicazione acuta. Per tradizione i sintomi vengono descritti come "nicotinici" e "muscarinici".
I sintomi nicotici comprendono: tachicardia, con rialzo della pressione arteriosa, midriasi pupillare, astenia, crampi, facile esauribilità muscolare ecc.
I sintomi muscarinici comprendono: nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, ipotensione arteriosa, broncospasmo con tosse, lacrimazione ed aumento della salivazione. I sintomi a carico del sistema nervoso centrale comprendono: confusione, disorientamento, ansia, insonnia, incubi, incoordinazione motoria, tremori, convulsioni, coma.
In genere i sintomi nicotinici e muscarinici si combinano tra di loro e nei casi più gravi si può avere morte per insufficienza respiratoria, dovuta alla paralisi dei muscoli e dei centri regolatori del respiro.
La tossicità cronica è quella che si avverte dopo un certo tempo (in genere anni) dovuta al graduale accumulo di sostanze tossiche in alcuni organi del corpo umano. Questa tossicità è subdola in quanto difficilmente è valutabile ed è quella che poi provoca danni gravissimi a livello cito-istologico e fisiologico molto spesso di tipo irreversibile. Nel quadro degli effetti indesiderati attribuibili alla tossicità cronica rientrano gli effetti mutagenici (alterazione del patrimonio genetico delle cellule dell'organismo), cancerogenici e teratogenici (danni al feto durante la gravidanza). Tutto ciò deve far meditare, quindi, l'operatore agricolo, che sovente è indotto a sottovalutare la portata del rischio a cui si espone usando prodotti chimici, circa l'importanza delle norme di sicurezza personale.
Va puntualizzato che la classificazione tossicologica dei prodotti fitosanitari è basata esclusivamente sulla tossicità acuta (determinazione della dose letale 50) e pertanto non tiene conto dei rischi di tossicità cronica. Pertanto,l'agricoltore che utilizza maggiormente prodotti fitosanitari appartenenti a classi tossicologiche meno pericolose (ex III e IV classe) tende ad abbassare ulteriormente la guardia finendo per trascurare ancor di più tali norme, esponendosi così agli effetti tossici cronici.
In genere i sintomi nicotinici e muscarinici si combinano tra di loro e nei casi più gravi si può avere morte per insufficienza respiratoria, dovuta alla paralisi dei muscoli e dei centri regolatori del respiro.
La tossicità cronica è quella che si avverte dopo un certo tempo (in genere anni) dovuta al graduale accumulo di sostanze tossiche in alcuni organi del corpo umano. Questa tossicità è difficilmente è valutabile ed è quella che poi provoca danni gravissimi a livello fisiologico molto spesso di tipo irreversibile. Nel quadro degli effetti indesiderati attribuibili alla tossicità cronica rientrano gli effetti mutagenici (alterazione del patrimonio genetico delle cellule dell'organismo), cancerogenici e teratogenici (danni al feto durante la gravidanza).
Va puntualizzato che la classificazione tossicologica dei prodotti fitosanitari è basata esclusivamente sulla tossicità acuta (determinazione della dose letale 50) e pertanto non tiene conto dei rischi di tossicità cronica. Pertanto, l'agricoltore che utilizza maggiormente prodotti fitosanitari appartenenti a classi tossicologiche meno pericolose tende ad abbassare ulteriormente la guardia finendo per trascurare ancor di più tali norme, esponendosi così agli effetti tossici cronici.

venerdì 14 marzo 2008

Norme di sicurezza nell'utilizzo degli agrofarmaci

Al fine di garantire la sicurezza per l’operatore, l’efficacia del trattamento, l’integrità della coltura trattata e di quelle limitrofe è consiogliabile seguire alcuni semplici suggerimenti:

Preparazione delle miscele

  • Indossare indumenti protettivi
  • Utilizzare recipienti appositi
  • Operare all'aperto o in ambienti aereati
  • Durante le operazioni tenere lontano i bambini
  • Evitare che gli animali siano presenti durante la preparazione o vengano a contatto con i materiali usati

Impiego dei preparati
  • Non mangiare, bere, fumare durante i trattamenti
  • Non operare contro vento
  • Non impiegare il prodotto in prossimità dei corsi d'acqua
  • Applicare il prodotto in condizioni meteorologiche favorevoli: evitare le ore più calde della giornata, non trattare in presenza di vento e se si prevede pioggia nelle ore immediatamente successive al trattamento;
  • Non effettuare trattamenti quando piove
  • Lavarsi accuratamente in caso di contatto con il prodotto
  • Non contaminare alimenti o bevande
  • Impiegare il prodotto solo sulle colture autorizzate
  • Lavare le attrezzature dopo l'uso
  • In caso di intossicazione consultare il medico mostrandogli l'etichetta del prodotto
  • Controllare la pulizia e la funzionalità delle attrezzature utilizzate per la distribuzione;
  • Rispettare le modalità di impiego raccomandate in etichetta: dose, epoca di applicazione, intervallo tra le applicazioni;
  • Curare in modo particolare le indicazioni relative alla strategia anti-resistenza, che prevedono generalmente un numero massimo di trattamenti consecutivi o per anno con lo stesso prodotto e l’alternanza di prodotti a diverso meccanismo d’azione
  • Rispettare le indicazioni relative alla sensibilità varietale per evitare effetti indesiderati (fitotossicità, rugginosità, ecc.);
  • Rispettare le indicazioni sulla miscibilità con altri prodotti

Il patentino per l'acquisto degli agrofarmaci

Per l’acquisto, la tenuta del registro di carico e scarico, per la vendita e la detenzione in locale separato e sotto chiave di prodotti "Molto Tossici" (T+), "Tossici" (T) e "Nocivi" (Xn) è necessario disporre del “patentino” rilasciato dai competenti uffici provinciali dopo aver seguito un corso d’istruzione o di aggiornamento ed aver superato il relativo esame.

Classificazione degli agrofarmaci

A far data dal giugno 1995 è entrato in vigore il D.L. n.194 del 17/03/1995 che prevede la nuova classificazione dei prodotti fitosanitari in base alla normativa dell'Unione Europea.
Di seguito si riportano i simboli e le classi attualmente in vigore:

Molto tossico (T+)
Tossico (T)
Nocivo (Xn)
Irritante (Xi)
Non pericoloso (m.c.p.)
Non classificato (--)

Lotta biologica integrata 2

Obiettivo del corso è quello di fornire ulteriori basi teoriche e applicative del controllo biologico dei fitofagi, con l’approfondimento dello studio eco-etologico degli antagonisti naturali e dei metodi della loro utilizzazione, nell’ambito dello studio del funzionamento dell’agroecosistema e della applicazione della strategia della lotta integrata.
PROGRAMMA DEL CORSO
La lotta biologica. Il contesto scientifico e culturale ottocentesco. Gli apporti del Novecento. Interazione pianta-fitofago-entomofago.Ecologia, etologia e tassonomia degli entomofagi. Rapporti tra specie entomofaghe e ospiti. Parassitoidi idiobionti e koinobionti. Strategie riproduttive negli Imenotteri parassitoidi. Differenze nel parassitismo tra Ditteri e Imenotteri. Il significato dell’iperparassitismo, del multiparassitismo, del superparassitismo e dell’ autoparassitismo. Caratteristiche tassonomiche e biologiche dei principali gruppi di insetti entomofagi, con particolare riguardo a quelli appartenenti agli ordini dei Rincoti, Neurotteri, Lepidotteri, Coleotteri, Strepsitteri (cenni), Ditteri e Imenotteri.Criteri di scelta e metodi di utilizzazione degli entomofagi. Valutazione critica delle diverse metodiche. Allevamento di insetti utili. Problematiche relative all’allevamento di entomofagi.Applicazione della lotta biologica.Esempi di applicazione della lotta biologica, in differenti agroecosistemi, con l'impiego di Insetti, Acari, Nematodi, Vertebrati. Utilizzazione della lotta microbiologica. Uso di piante resistenti. La lotta biologica alle malerbe. I metodi dell'autocidio. Uso di feromoni (metodo della confusione). Ambiti applicativi e valutazione critica delle diverse metodiche, inclusi gli aspetti economici.Acquisizioni, ruolo e prospettive della lotta biologica.La lotta integrata come strategia di controllo delle specie dannose. Il paradigma ecologico nella protezione integrata delle colture. I cardini della lotta integrata. Metodi di campionamento delle popolazioni. Lo studio dell’agroecosistema. La ricerca delle cause della dannosità dei fitofagi. I modelli fenologici. Prevenzione e terapia. I punti deboli della difesa integrata.

Il monitoraggio

Il monitoraggio degli insetti nocivi, effettuato mediante trappole a feromone, consente un ottimale posizionamento degli interventi insetticidi, specialmente nel caso del Bacillus thuringiensis che richiedono di essere applicati in precisi stadi di sviluppo del fitofago.

Il monitoraggio consiste nel sorvegliare lo sviluppo delle popolazioni di una determinata specie mediante la cattura dei maschi in apposite trappole spia innescate con il feromone specifico.

In questo modo diventa possibile sia individuare i periodi di volo che stimare la densità di popolazione ed il conseguente rischio di infestazione prima che questa si verifichi. Si ottengono così gli elementi necessari per attuare una razionale lotta guidata.

L’epoca esatta per l’intervento di difesa dipende dal meccanismo di azione del prodotto impiegato (prodotto microbiologico, regolatore di crescita, estere fosforico) e dallo stadio di sviluppo dell’insetto che si vuole colpire (uovo, larva neonata larva matura). I formulati di Bacillus thuringiensis, che agiscono unicamente per ingestione esplicando la massima attività su larve neonate, dovranno essere applicati indicativamente dopo 8-10 giorni dall’inizio delle catture e alla prima comparsa delle larve.

Offre una serie di vantaggi anche in termini di utilizzo: non è classificato ed ha un tempo di carenza ridotto (3 giorni), la sua formulazione in granuli idrodisperdibili garantisce una maggiore stabilità (a temperatura ambiente 21°-24° C), consente di conservare la sua efficacia per 3 anni e lo rende particolarmente agevole e semplice da usare. Inoltre, è consigliabile ripetere il trattamento di Biobit® DF una seconda volta dopo 7-14 giorni in relazione al grado di infestazione da combattere.

Per eseguire un corretto monitoraggio occorre installare sulle piante, ad altezza d’uomo, 2-3 trappole per ettaro per ogni specie da controllare (vedi foto).

Per superfici omogenee superiori ad un ettaro il loro numero può essere ridotto ad una trappola per ettaro.

Per evitare fenomeni d’interferenza le trappole vanno distanziate di almeno 30-40 metri.

L’installazione deve avvenire prima dell’inizio dello sfarfallamento della specie da monitorare, anche avvalendosi dei modelli previsionali.

La posizione deve essere scelta tenendo conto della direzione del vento dominante in modo che la traccia odorosa interessi una superficie significativa della coltura da controllare.

Considerando che i maschi volano contro vento, esse vanno poste verso il lato del frutteto o del vigneto investito per primo dal vento.

Le trappole devono essere ispezionate almeno una volta a settimana o, in particolari periodi, con cadenza più ravvicinata; dopo il conteggio i fondi collati vanno puliti o sostituiti se necessario.

Norme e pratiche relative all'acquisto, alla conservazione e all'uso degli agrofarmici.

L'uso dei prodottifitosanitari è generalmente circoscritto a poche categorie di utenti (agricoltori, contoterzisti, addetti ai parchi e giardini), di norma dotate di patentini ed in ogni caso con una certa esperienza nel loro uso; tuttavia molto spesso ogni possesore di un piccolo giardino si improvvisa utente dei prodotti fitosanitari e, per la sua inesperienza, può divenire fonte di pericolo per se e per gli altri. Questa elencazione vuole informare su quanto si deve fare dell'uso dei prodotti fitosanitari.
Acquisto
L'acquisto di questi prodotti avviene presso punti vendita autorizzati che siano in grado di fornire tutte le indicazioni sui danni che possono causare all'ambiente e alla salute umana. Attualmente per acquistare un prodotto tossico occorre avere il patentino valido; l'acquisto di questi prodotti viene registrato dal venditore in un registro di carico/scarico, e fà assumere all'acquirente ogni responsabilità dell'uso del prodotto, in più viene regolato dal DPR 290/01. Le confezioni devono essere chiuse perchè è illegale la vendita dei prodotti sfusi. Qual'ora il titolare del patentino non possa recarsi ad acquistare il prodotto, può delegare un incaricato con un ordine scritto vistato da enti preposti o pubblici ufficiali.
Trasporto
Il trasporto dei prodotti fitosanitari specialmente quelli più pericolosi, deve sottostare a particolari cautele. Devono essere utilizzati i veicoli adeguati, possibilmente chiusi ma con possibilità di aereazione e attrezzati con adeguati D.P.I. (dispositivi di protezione individuale); devono essere evitate dispersioni accidentali del carico. In caso di incidente che comporti la fuoriuscita di materiale fitosanitario si deve avvertire l'autorità sanitaria di zona che provvederà al recupero ed al disinquinamento, con gli opportuni mezzi.
Conservazione
In azienda i prodotti fitosanitari devono essere conservati, fino al momento dell'uso, in appositi magazzini, chiusi a chiavee con accesso ai soli addetti; questi locali devono essere bene areati e non umidi. L'aerazione è indispensabile sia per eliminare i vapori che eventualmente scaturisconodalle confezioni non perfettamente chiuse, sia per impedire il ristagno di umidità che favorisce il danneggiamento delle polveri igroscopiche. In caso di mancanza di un locale aposito è necessario fornirsi di un armadio di metallo, che possa essere chiuso a chiave e con l'indicazione veleni e l'immagine di un teschio; l'armadio deve essere posto in un luogo non soggetto a rischio di allagamento, lontano da magazzini di foraggi o alimenti in genere e non accessibile ai bambini. un ulteriore soluzione consiste nell'approntare un apposito recinto, munito di porta e serratura, all'interno del magazzino ove però non sarà più possibile conservare mangimi o alimenti (valgono i medesimi cartelli di segnalazione).
Preparazione delle miscele
Il momento della preparazione delle miscele è quello che presenta i maggiori rischi di intossicazione e quindi bisogna usare tutte le precauzioni. La prima è quella di non fumare perchè il fumo mescolandosi con i vapori o le polveri può formare dei composti tossici, in più non si può mangiare o bere durante le operazioni. Si devono indossare indumenti adatti: maschera con filtro a carboni attivo (questo deve essere cambiato periodicamente), un paio di occhiali con paraocchi, una tuta che permetta protezione, un paio di guanti in gomma che proteggano le mani.

Tossicità degli agrofarmaci

Le sostanze presenti nei prodotti fitosanitari sono sostanze potenzialmente pericolose per l'uomo.
Queste intossicazione possono essere provocate in due modi:
  1. Contaminazione accidentale, che si verifica durante la preparazione delle miscele, o durante la distribuzione degli agrofarmaci.
  2. Contaminazione alimentareche che si verifica con l'igestione di derrate alimentari che contengono residui tossici.

Quindi possiamo distinguere tre vie di intossicazione:

  • Per inalazione, cioè l'assorbimento avviene per ispirazione durante la preparazione delle miscele, o anche durante la distribuzione.
  • Per contatto dermale, che si verifica quando l'assorbimento avviene per contatto tra l'epidermide (pelle) e il prodotto.
  • Per ingestione, che si verifica quando si ingeriscono alimenti contenenti residui di agrofarmaci.

La tossicità di un agrofarmaco può essere riferita agli effetti di una sola somministrazione definita come tossicità acuta; o agli efetti di più somministrazioni, e in questo caso viene definita tossicità cronica.

La tossicità acuta di un prodotto fitosanitario esprime la velenosità di una derteminata sostanza che si manifesta entro breve tempo dal momento in cui essa e stata ingerita, inalata o assorbita attraverso la pelle. La tossicità acuta la si valuta con la DL50, cioè dose letale per il 50 %; per tanto la DL50 si esprime in mg per un kg ad esempio DL50=10 significa che 10mg (0,01) del prodotto è in grado di uccudere il 50% di cavie che pesano un kg. Questo calcolo riferisce solo a quei agrofarmaci considerati in purezza, cioè senza essere diluiti con altre sostanze, però nella pratica questi vengono diluiti in due modi:

  1. Diluizione in acqua: questo lo si ha perché gia, perchè l'agrofarmaco come mezzo di trasporto usa gia l'acqua, e pertanto viene uteriolmente diluito e quindi la tossicità reale è nettamente inferiore.
  2. Diluizione in atmosfera: in cui provoca un'ulteriore diluizione rispetto a quella di prima, per l'enorme volume di atmosfera irrorato, cioè che viene disperde in atmosfera.

Invece la tossicità cronica esprime la tossicita di un determinato prodotto, soministrato in dosi relativamente basse ma continue, determinando un'accumolo nell'organismo di sostanza tossica e provocando l'intossicazione cronica, dopo un certo periodo di tempo e non subito. La quantità tossica viene espressa dalla soglia che può essere soministrata per un lungo periodo, e questo viene calcolato in ppm cioè parti per milione. Il controllo della tossicità cronica avviene in laboratori su colture cellulari, o su cavie in cui in questo caso vengono somministrate, per un certo periodo, dosi note di un agrofarmaco. Questo lo si fà per vedere che effetto fà l'agrofarmaco su tali cavie nel contempo, e dopo la morte verranno esaminate, con una autopsia gli organi, al fine di costituire una banca dati, in quanto la valutazione di questi eventuali effetti è portata in scala umana, cioè le varie modificazione della cavia, è attendibile o può essere veritiera, verso una modificazione sull' organismo umano con il depositarsi di tale agrofarmaco. Gli effetti di questa tossicità interessa varie categorie di persone, ma soprattutto gli operatori del settore, che possono intossicarsi assumendo sub-dosi di prodotto durante le fasi di preparazione, o anche, i consumatori con le derrate alimentari, dove incosciamente possono assorbire delle sub-dosi depositatesi all'interno della derrata stessa. In ogni caso queste piccole dosi vengono accumulate nell'organismo provocando danni generalmente in tempi medio-lunghi. Queste contaminazioni sono dovute essenzialmente a due casi:

  1. Funzionale cioè consiste nell'effetto residuale dei trattamenti fitosanitari sulle coltivazioni.
  2. Accidentale in cui queste contaminazioni si verificano accidentalmente, seppur tutte dipendenti dai trattamenti sulle coltivazioni riguardanti una coltivazione vicina, prossima al raccolto, o una contiminazione accidentale delle falde acquifere, o l'assorbimento di un'agrofarmaco nel terreno e la successiva contaninazione delle coltivazioni che seguiranno.

Per quanto riguarda la pericolosità dei prodotti fitosanitari, basata sia sulla tossicità acuta sia su quella di tipo cronica, sono state indendificate alcune frasi di rischio tra cui:

  • R 40: possibili effetti irreversibili;
  • R48: pericolo di gravi danni per la salute in caso di esposizioni prolungate;
  • R62: possibile rischio di ridotta fertelità;
  • R63: possibile rischio ai bambini non ancora nati.

Questi prima del 1999, cioè quando entro in vigore la Direttiva Europea 1999/45, in cui sono stati inoltrate nuove modalità di classificazione ed etichettatura dei prodotti fitosanitari. Questa direttiva ha inoltre considerato anche la tossicità dei preparati in ambiente acquatico introducendo nuove frasi di rischio, tra cui:

  • R50: altamente tossico per gli organismi acquatici;
  • R53: può provocare a lungo termine effetti negativi per l'ambiente acquatico;
  • R57: tossico per le api;
  • R58: può provocare a lungo termine effetti negativi per l'ambiente.

Poi la direttiva 1999/45 fù modificata con la Direttiva 2006/8/CE

venerdì 29 febbraio 2008

Confusione sessuale temporizzata

Il metodo della confusione sessuale temporizzata, consiste nella saturazione dell’ambiente (frutteto) con 1 o più feromoni specifici. L'erogazione feromonica non avviene in modo continuo nel tempo, ma può esere programmata su base giornaliera e per fasce orarie, in relazione al periodo ed all’intensità di volo dell’insetto o degli insetti da controllare. In questo modo viene mascherato il richiamo naturale delle femmine e quindi impediti gli accoppiamenti. Si ostacola così lo sviluppo della popolazione successiva.
Il feromone viene erogato mediante un meccanismo composto da pompe ed appositi aghi dosatori che ne permettono la distribuzione su un filo di nylon. Il filo viene fatto scorrere, soprachioma, lungo i filari del frutteto, mediante un particolare dispositivo elettronico. Durante il suo tragitto, il filo rilascia nell’aria i feromoni di cui è impregnato creando la “nube” feromonica. Il sistema è in grado di erogare fino a 4 diverse sostanze feromoniche per altrettanti fitofagi da combattere.
Il tragitto percorso dal filo è guidato da un sistema di boccole in ceramica sorrette da leggere aste cilindriche di materiale plastico con campate di circa 20-40 m. Sulle testate del frutteto sono poste, montate su appositi pali, le carrucole di rinvio, con le boccole di scorrimento in teflon. Gli impianti provvisti di rete antigrandine sono già tecnicamente predisposti al posizionamento del filo; infatti boccole e carrucole di rinvio possono essere applicate direttamente alle strutture di sostegno delle reti.Questo sistema di difesa si presta particolarmente per frutteti di geometria regolare e con superficie di 2-3 ha.
L’impianto è gestibile mediante telefonino cellulare, tramite semplici comandi inviabili via SMS.
Il sistema della confusione permette di combattere contemporaneamente Carpocapsa (Cydia pomonella) Cidia (Cydia molesta) Ricamatori (Pandemis cersana, Archips podanus, Argyrotaenia pulchellana).

I fitofarmaci

I prodotti fìtosanitari sono le sostanze attive e i preparati che contengono una o più sostanze attive nella forma in cui vengono fornite all'utilizzatore, e che sono destinate a proteggere i vegetali o i loro prodotti dagli organismi nocivi (o che li prevengono), e a favorire i processi vitali delle piante.Fanno parte dei prodotti fitosanitari le sostanze che conservano i prodotti vegetali, quelle che controllano le infestanti e quelle che eliminano parti di vegetali o ne evitano l'accrescimento indesiderato. Le sostanze attive sono elementi chimici, sia allo stato naturale sia prodotti industriali, ma anche microrganismi e virus che esplicano un'azione nei confronti di parassiti delle piante o dei vegetali stessi. I preparati sono prodotti commerciali contenenti una o più sostanze attive, che agiscono sugli organismi nocivi o sulle piante, uno o più coadiuvanti, che aumentano l'efficacia dei principi attivi, e uno o più coformulanti, utili a ridurre la concentrazione delle sostanze attive.
I fitofarmaci vanno impiegati solo per la cura delle piante, secondo l'uso specificato per legge in etichetta; non si possono comunque utilizzare, per esempio, contro i parassiti degli animali domestici. Vengono adoperati in agricoltura o in aree extra-agricole da parte di operatori professionisti, in orti e giardini oppure in casa e in terrazzo da parte di hobbisti. Si classificano in antiparassitari, diserbanti, fitoregolatori, repellenti, modificatori del comportamento e fisiofarmaci.
Una categoria a parte sono i cosiddetti prodotti PPO (per la protezione delle piante ornamentali), impiegabili per la cura di piante esclusivamente di casa, del terrazzo e del giardino (non su piante da orto o da frutto, né in strade e parchi pubblici). Si trovano nei consorzi agrari, nei garden center, negli ipermercati specializzati e no, dai fiorai ecc. e il loro acquisto è libero (non è richiesto il patentino).
Cose da evitare

  • Non trattare a mezzogiorno, quando il sole è al culmine. Il calore e i raggi solari potenziano notevolmente l'azione dei principi attivi, correndo il rischio di bruciare i tessuti vegetali o comunque di ottenere un effetto tossico anziché curativo. Attendete le ore serali o quelle più fresche dell'alba.
  • Non trascurare i dispositivi di protezione con la scusa del caldo: effettivamente non è piacevole dover indossare guanti, occhiali e maschera, ancor meno la tuta (soprattutto se di gomma), ma ne va della vostra salute presente e futura. Infatti, i fitofarmaci tossici possono creare gravi problemi immediati; quelli meno pericolosi possono incidere nel corso degli anni. Piuttosto, trattate negli orari meno caldi.
  • Non esagerare con le quantità: non aumentate i dosaggi indicati in etichetta e non ripassate sulla vegetazione oltre la normale bagnatura. Ricordatevi sempre che le alte temperature dell'aria potenziano gli effetti che, in caso di sovradosaggio, divengono nocivi.

Lotta biologica

Le piante morsicate o fisicamente danneggiate producono un composto chimico volatile che può mettere al corrente dell'attacco degli insetti le piante vicine e prepararle a difendere se stesse. Lo sostengono alcuni ricercatori in un articolo pubblicato sulla rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences". "Sappiamo - spiega l'entomologo James H. Tumlinson della Pennsylvania State University - che quando i bruchi masticano alcune piante, queste producono sostanze chimiche in grado di attirare le vespe, i nemici naturali dei bruchi. In agricoltura, i predatori naturali costituiscono un metodo efficace di controllo biologico degli infestanti". Tuttavia, queste sostanze che attirano i predatori non compaiono immediatamente. Le prime a essere liberate sono composti organici chiamati GLV (green leafy volatiles), responsabili dell'odore dell'erba appena tagliata o delle foglie compresse. Sono altamente volatili e compaiono immediatamente, dunque sono buoni candidati come segnalatori per le altre piante. Per verificare questa ipotesi, i ricercatori hanno studiato come le GLV influenzano le piante vicine non danneggiate nel caso di pianticelle di grano e delle nottue (Spodoptera exigua), un bruco che mangia le foglie del grano oltre che del cotone, del tabacco e di altre piante. I risultati mostrano che l'esposizione a GLV innesca le difese delle piante per una risposta più forte contro il successivo attacco degli insetti erbivori, aumentando la biosintesi di acido jasmonico e di composti organici volatili (VOC) che normalmente non appaiono che ore dopo l'attacco iniziale.

lotta biologica.

Un quarto delle specie è parassita di altri insetti. Alcune di questi parassiti vengono usati per controllare gli insetti dannosi alle colture agricole e alle piante ornamentali.Un esempio di lotta biologica sperimentata con successo in regione Lombardia è l'utilizzo di un imenottero, il Neodryinus typlocybae per combattere la Metcalfa pruinosa, un insetto omottero della famiglia dei Flatidi proveniente dal Nord America e segnalato per la prima volta in Italia nel 1979. La Metcalfa procura danni alle colture agricole e alle piante ornamentali. Le femmine del Neodrino catturano gli stadi giovanili della Metcalfa per alimentarsene o per deporvi un uovo in corrispondenza del torace. In collaborazione con l'Ufficio Fitosanitario, Innovazione e Ricerca della Regione Lombardia nel Parco del Roccolo il Neodrino è stato rilasciato nel 2001 in 4 punti con l’obbiettivo di raggiungere una condizione di equilibrio tra l’insetto utile e quello dannoso. Il Neodrino si è ampliamente diffuso anche fuori dal Parco. Esso non altera gli ecosistemi e non è nocivo per l’uomo e per le altre specie viventi perché è un parassitoide specifico della Metcalfa.

martedì 26 febbraio 2008

La lotta biologica ai parassiti non richiede necessariamente la conversione dell'intera azienda all'agricoltura biologica, ma può essese un modo di migliorare il proprio prodotto con costi abbastanza contenuti e, per certi metodi di lotta, addirittura risparmiando.Per esempio, se si usano insetti parassiti della mosca, questi vanno per l'oliveto da soli: non bisogna perdere giornate di lavoro per portarcelli, contrariamente ai prodotti chimici che, da soli, non si muovono...Un altro dei vantaggi della lotta biologica è che non è dannosa né per l'uomo, né per i suoi animali, compresi cani da caccia ed api da miele, ed inoltre, contrariamente agli antiparassitari chimici tipo Dimetoato, è possibile raccogliere le olive immediatamente dopo i trattamenti.La lotta biologica è basata sulla naturale competizione tra gli esseri viventi: come la "bega" mangia l'oliva, qualcos'altro mangia la "bega", per essere a sua volta mangiato da qualcos'altro, magari da quegli uccelletti da spiedo di cui i cacciatori lamentano la carenza...Tra i vantaggi della lotta biologica ricordiamo:
controllo di parassiti che si sono "abituati" ai prodotti chimici
costi a volte minori rispetto alla lotta chimica, in quanto normalmente il tempo di trattamento è minore
mancanza di fenomeni di "fitotossicità" a carico delle piante;
tempo di carenza inesistente, in quanto i prodotti non sono dannosi nè per l'uomo nè per gli animali
salvaguardia degli insetti ed altri animali "utili" (api, lombrichi, ecc.)
nessun pericolo per la salute degli olivicoltori e dei consumatori
migliore qualità del prodotto e, di conseguenza, possibilità di vendere le olive ad un prezzo superiore Stiamo raccogliendo la vastissima documentazione, per la maggior parte in inglese, sulla lotta biologicaProssimamente pubblicheremo la traduzione di due interessanti articoli inviatici dalla Facoltà di Biologia dell'Università di Padova in merito ad una sostanza chiamata porfirina, che in certe condizioni uccide il 100% delle mosche trattare entro un'ora dal trattamento.L'argomento è abbastanza convincente, anche perchè questa sostanza pare sia molto economica.Se volete essere informati sulla pubblicazione di questi testi, è sufficiente iscriversi alla mailing list di taggiasca.com dove riferiremo tutte le novità da questo sito.

venerdì 22 febbraio 2008

Mezzi e Metologiche di lotta ai parassiti delle piante

Gli Interventi fitoiatrici avvengono in due momenti diversi :
Profilassi: Prevenire l' intervento programmato prima che la malattia colpisca le piante,oppure per ridurre L'eventuale infestanzione.
- Terapia : quando si interviene all' insorgere della malattia o infestazione di parassiti per ridurre i danni.
- I mezzi usati sono:1) Mezzi la cui azione è mirata e diretta nei confronti dei parassiti o malatti es : La lotta Chimica quasi sempre di tipo terapeutico, e la Lotta Biologica.
2) Mezzi che intervengono sull' ambiente per renderlo più idoneo alla coltivazione come per esempio pratiche colturali di tipo preventivo.

I concimi azotati

I concimi azotati sono i principali elementi che condizionano i vegetali. L'azoto è assorbito dalla pianta prevaletemente come nitrato (NO3-), ma anche come ione ammonio (NH4+).
La macanza di azoto provoca ingiallimento per la macanza di clorofilla, e anche la crescita della pianta.L'eccessivo apporto di azoto determina uno sviluppo più veloce dell' apparato fogliare, è una poca resistenza dei tessuti. Un eccesso di azoto da parte delle piante comporta dei problemi
ai tessuti vegetali, e delle conseguenze di tossicita per gli animali che si nutrono dei foraggi e per l'uomo, l'accumulo di nitrato che avviene anche nelle piante, e dipende sopratutto nei fattori genetici e ambientali, e il nitrato si può trovare nel terreno, infatti il nitrato di azoto e importante anche per le colture ed e dannoso per gli lattanti ma non per gli adulti.L'azoto nei terreni e di 98%, una parte e di forma organica che deriva dai residui di animali e vegetali; l'altra parte e di azoto ammoniacale composto dal colloidale del suolo (composto dall'argilla) e può essere usata per la circolazione nel terreno,l'azoto organico subisce delle trasformazioni nel suolo per opera dei microorganismi decompositori che in parte viene trasformato in humus che in parte viene mineralizzato, per limitare la perdita di azoto ci sono tre fondamentali interventi sono (le concimazioni azotate e frazionate, evitare eccessi di acqua. I concimi sono quei fertilizzanti che apportano al terreno gli elementi nutritivi utilizzabili dalla pianta, Il livello produttivo della coltura è primariamente condizionato dalla disponibilità d’azoto nel suolo, esso stimola l'accrescimento delle piante e determina una presenza abbondante di clorofilla nelle foglie.

venerdì 15 febbraio 2008

Tecnica dell'autocidio

La lotta autocida fonda i suoi presupposti sulla possibilita di ridurre la popolazione di inseti dannosi utilizzando la sterilizzazione di individui (maschi) da immettere nell'ambiente; questi maschi, conservano la loro potenzialità sessuale entrando in competizione con quelli fertili e accopiandosi con le femmine fanno deporre uova non feconde. Il successo di questo metodo è assicurato solo se si verificano le seguenti condizioni:
- possibilità di allevare gli insetti in quantità numerose;
- gli insetti devono essere molto mobili ed invadere l'ambiente;
- le femmine devono essere monogome;
- la superficie interessata dall'intervento deve essere tanto grande da rendere insignificata l'immigrazione di maschi fertile;
- gli insetti immessi nell'ambiente non devono creare danno alcuno;
- la densita dei lancidevono essere programati dopo aver fatto un censimento della popolazione da controllare; tale censimento viene eseguito soprattutto sulla popolazione di adulti attraverso l'uso di esche o attrattivi, sia utilizzando feromoni sessuali o sostanze sintetiche ad azione similare, sia, infine utilizzando un'attrazione di tipo cromotropico; la tecnica autocida, nel settore della difesa fitosanitaria, risultainteressante per il contrllo della mosca dell'olivo e della mosca della frutta.
La sterilizzazione degli insetti viene fatta in laboratorio mediante radiazioni ionizzanti oppure con sostanze chemisterilizzanti. Questi chemiosterilizzanti agiscono contro gli insetti per ingestione o per contatto provocando sterilitàagli insetti, i chemiosterilizzanti che ricordiamo sono:
- composti antimitoticiche impediscono la mitosi;
- composti antimetaboliti che inibiscono la sintesi;
- composti alchilanti che cambiano la struttura chimica di alcune proteine.
I chemiosterilizzanti possono essere utilizzati sia in laboratorio, per sterilizzare gli insetti da immetere nell'ambiente, sia direttamente nell'ambiente attuando particolari tecniche di attrzione degli insetti con attrattivi (feromoni o pareferomoni) in esche alimentari. Questa tecnica che consiste nella difficolta di allevare grandi masse di insetti da immettere negli ambienti.
In ogni caso i costi relativamente elevati del lancio di maschio sterili, e la tossicità dei chemiosterilizzanti, rappresentano ancor oggi dei fattori limitanti all'applicazione a vasto raggio della tecnica autocida.

La lotta biologica...

La lotta biologica è una tecnica che sfrutta i rapporti di antagonismo fra gli organismi viventi per contenere le popolazioni di quelli dannosi. Si applica in campo agroalimentare per la difesa delle colture, ma per estensione, si applica in qualsisi contesto dove si ha il bisogno del controllo della dinamica di popolazioni di qualsiasi organismo. La lotta biologica non abatte le popolazioni di un organismo dannoso, ma li tiene entro livelli da non costituire un danno, a differenza della lotta chimica, convenzionale, biotecnica. Le sue radici risalgono ai secoli XVII e XVIII con gli studi sulla biologia e l'etologia condotti dai naturalisti dell'epoca. Nel 1888 negli Stati Uniti d'America, ci fù il primo risultato di lotta biologica in California sugli agrumetti attaccati dalla Cocciniglia, dove venne introdotto un predatore di questa Coccinellide ed ebbe degli ottimi risultati.
I metodi sono: propagativo, inondativo, inoculativo, protettivo.
Il metodo propagativo, consiste nell'introduzione di uno o più nemici naturali del fitofago che si vuole combattere, importandoli dall'areale d'origine del fitofago. Il suo obbiettivo è quello di far acclimatare nel nuovo ambiente gli organismi ausialiari introdotti e riprodurre le condizioni che consentono una regolazione naturale della dinamica della popolazione del fitofago. Il metodo propagativo si può applicare con due differenti approci:
- introduzione di una sola specie antagonista;
- introduzione di più specie antagoniste.
Il metodo inondativo consiste nella liberazione di un elevato numero di esemplari di un predatore o parassitoide in modo tale da alterare sensibilmente i rapporti numerici fra le popolazioni del fitofago e quella dell'antagonista. Questo metodo presuppone la possibilitàche l'antagonista possa essere allevato e moltiplicato in un allevamento massale.
Il metodo inoculativo è il medoto più applicato nell'ambito della lotta biologica integrale. Consiste nella liberazione periodica di esemplari di una specie, autoctona o introdotta, già presente nell'ecosistema.
Il metodo protettivo consiste nell'usare alcune pratiche che hanno lo scopo di preservare la popolazione degli antagonisti naturali e favorire il potenziale biologico.
Le pratiche sono:
-ricorso al metodo inoculativo per sopperire alla carenza di ausiliari selvatici;
-ricorso ai trattamenti fitoiatrici ed elevata selettività allo scopo di ridurre l'impatto sull'altra pedofauna utile;
-la tutela della biodiversità con particolare riguardo verso le piante alle quali sono associati ospiti alternativi.

I feromoni. (aspetti generali)

I feromoni sono una sorta di messaggio rilasciato dalla secrezione degli organismi, feromone dall'inglese pheromone o ferormone dal greco pherein "trasportare" e hormon "eccitare" è il nome dato a sostanze chimiche, segnali attivi a basse concentrazioni, prodotte ed escrete in particolar modo da insetti, un esempio sono i feromoni sessuali che vengono scambiati per contatto o per stimolo olfattivo e che provocano interesse sessuale in un altro individuo.
I feromoni vengono distinti generalmente in quattro classi a seconda dell’effetto provocato:
Feromoni traccianti (trace) che rilasciati da un individuo vengono seguiti da appartenenti alla stessa specie come una traccia
Feromoni di allarme (alarm) che vengono emessi in situazioni di pericolo, inducendo un maggiore stato di vigilanza in quanti li captano
Feromoni innescanti o scatenanti (primer) che inducono nel ricevente modificazioni comportamentali e/o fisiologiche a lungo termine Feromoni liberatori o di segnalazione (releaser) che scatenano comportamenti di aggressione o di accoppiamento nell'animale che li capta.
Questi vengono usati contro gli organismi dannosi attraverso delle trappole, in tre modi:
La cattura massale, il monitoraggio e la confusione.
Per cattura massale si intende quella cattura effettuata attraverso l' ausilio delle trappole, a discapito degli organismi dannosi di sesso maschile, situate in zone strategiche del campo coltivato, e servono per ridurre l'attività riproduttive delle specie prese in considerazione. Invecie il monitoraggio consiste nel poter controllare le popolazioni dannose allo scopo di verificare il numero degli individui sotto la soglia, e in questa operazione programmare gli specifici trattatamenti di difesa. Questo lo si fà con trappole disposte sul fondo preso in considerazione. Infine per confusione si intende quell'azione che si effettua con il richiamo naturale emesso dalle femmine di quella detterminata specie, il quale viene coperto con un messaggio di sintesi, questo lo si fa per impendire il rapporto tra i due sessi.

Disorientamento sessuale

La tecnica del disorientamento consiste nella creazione di numerose tracce feromoniche predominanti in grado di competere con quelle rilasciate dalle femmine presenti, distraendo così i maschi nella loro ricerca. Le femmine vergini richiamano i maschi diffondendo lo specifico feromone. I diffusori emanano gli stessi feromoni delle femmine vergini e distraggono i maschi. La tempestiva e corretta installazione degli erogatori è fondamentale per il successo della lotta ai fitofagi.
Ampiezza del frutteto: la superficie degli appezzamenti da sottoporre a disorientamento deve essere preferibilmente superiore a 1 ettaro e con geometria regolare. La superficie minima non deve essere inferiore a 0,7/0,8 ettari e deve avere geometria regolare. Superfici ampie assicurano maggiori possibilità di successo.
Posizionamento dei diffusori: gli erogatori vanno posizionati soprattutto sul terzo superiore delle piante, curando l’uniformità della distribuzione. Nel caso esista una direzione dominante del vento è consigliabile allargare il bordo del frutteto investito per primo dal vento.
Durata dei diffusori: l’efficacia dei diffusori è influenzata dai parametri climatici, (temperatura, ventosità ed esposizione diretta ai raggi solari). In condizioni climatiche normali essa ha una durata che va dai 45 ai 60 giorni.
Numero di diffusori per ettaro: il numero minimo di diffusori necessari per ciascuna applicazione è 2000 per ettaro, (+ i bordi) per frutteti di grandi dimensioni, con geometria regolare, piante di media altezza (m 2-2, 5) e vigore, e con popolazioni dei fitofagi non elevate. Tale numero va aumentato a 2500-3000 e più per ettaro in base ad un’accurata anamnesi (popolazioni elevate, piante alte e vigorose, danni alla raccolta nell’anno precedente e dislocazione particolari del frutteto (vicinanza con magazzini della frutta, vegetazione spontanea, fonti luminose, venti dominanti).
Il monitoraggio nel disorientamento: il monitoraggio dev’essere molto accurato, in quanto nel disorientamento le trappole permangono attive e danno indicazioni sull’andamento del sistema. L’assenza di catture indica che persistono le condizioni di disorientamento. Il controllo delle trappole è molto importante e deve essere scrupoloso.
Verifica di efficacia nel disorientamento : le verifiche di efficacia nel disorientamento sono di due tipi:
a) Controllo delle trappole: l’assenza di catture nelle trappole indica che si verificano e persistono le condizioni di «disorientamento». Viceversa, catture, anche sporadiche, devono essere prese in seria considerazione e ne devono essere individuate le possibili cause (elevata pressione del fitofago, forti venti, esaurimento dei diffusori, ecc.) per decidere eventuali interventi.
b) Controllo dei frutti: l’assenza di catture nelle trappole è un’importante segnale di efficacia del
metodo, ma non sufficiente perché, in determinate condizioni, potrebbero ugualmente verificarsi delle ovideposizioni (es. per immigrazione di femmine già fecondate dai frutteti vicini o da eventuali zone non adeguatamente protette). È quindi necessario controllare periodicamente i frutti in diverse zone del frutteto.

La Lotta Biologica

La lotta biologica è una tecnica che sfrutta i rapporti di antagonismo fra gli organismi viventi per contenere le popolazioni di quelli dannosi. Questa tecnica si è evoluta a fini agronomici e in genere si applica in campo agroalimentare per la difesa delle colture e delle derrate alimentari, ma per estensione si può applicare in ogni contesto che richieda il controllo della dinamica di popolazione di un qualsiasi organismo.
Principi fondamentali
All'interno di ogni ecosistema, ogni specie è soggetta all'interazione con fattori di controllo, viventi o non, che regolano la dinamica della popolazione. Un ruolo non trascurabile è rappresentato dal controllo biologico da parte degli organismi viventi che con quella specie instaurano rapporti di antagonismo come la predazione, il parassitismo, la competizione interspecifica. I fattori biotici di controllo della popolazione di una determinata specie fanno parte integrante della capacità di reazione omeostatica di un ecosistema. In un ecosistema naturale, pertanto, le variazioni di popolazione di una specie inducono dinamici adattamenti dei componenti dell'ecosistema che interagiscono con la sua nicchia ecologica. Il risultato è una variazione ciclica che tende a contenere le pullulazioni e, nel contempo, a evitarne l'estinzione, a meno che non si verifichino nell'ambiente mutamenti tali che portano - in senso evolutivo o regressivo - ad un avvicendamento delle biocenosi.
Qualsiasi evento, applicato ad un agrosistema o altro sistema antropizzato, comporti il controllo di una specie dannosa da parte di un suo antagonista naturale può essere definito un mezzo di lotta biologica. La lotta biologica pertanto non è altro che l'applicazione di un modello di omeostasi in un sistema artificiale.
Per le sue prerogative la lotta biologica non abbatte la popolazione di un organismo dannoso, bensì la mantiene entro livelli tali da non costituire un danno. Questo aspetto differenzia nettamente la lotta biologica da altri mezzi di difesa, come ad esempio la lotta chimica convenzionale e la lotta biotecnica, nei quali si può anche contemplare l'azzeramento della popolazione dell'organismo dannoso. Ad esempio, l'impiego del Bacillus thuringiensis potrebbe essere interpretato come un mezzo di lotta biologica, in realtà ha prerogative che si avvicinano più alla lotta chimica che alla lotta biologica in quanto consiste in un intervento che si prefigge di abbattere la popolazione del fitofago indipendentemente dagli sviluppi successivi. Al contrario, l'inoculo di un predatore o di un parassitoide in un agrosistema, ai fini della sua acclimatazione, è da considerarsi un intervento di lotta biologica in quanto il meccanismo di controllo del fitofago si basa sull'evoluzione dinamica delle popolazioni secondo i modelli ecologici.

I feromoni

I feromoni sono sostanze prodotte da specifiche ghiandole esocrine.Questi consentono all’insetto di segnalare la sua presenza a insetti della stessa specie. I feromoni utilizzati in fitoiatria sono di tipo sessuale, cioè quelli emessi dalle femmine vergini per attirare i maschi e favorire l’accoppiamento riducendo i tempi d’incontro fra loro e velocizzare il ciclo produttivo.Nell’utilizzo dei feromoni ci sono due obbiettivi:* attrazione e cattura: per effettuare catture massali o di monitoraggio dei litofagi* disorientamento o confusione sessuale: per annullare o ridurre la possibilità di avvicinamento riproduttivo fra maschie femmine.
Feromone (dall'inglese pheromone) o ferormone (dal greco pherein "trasportare" e hormon "eccitare") è il nome dato a sostanze chimiche, segnali attivi a basse concentrazioni, prodotte ed escrete in particolar modo da insetti, che sono in grado di suscitare delle reazioni specifiche di tipo fisiologico e/o comportamentale in altri individui della stessa specie che vengono a contatto con esse.
Un esempio sono i feromoni sessuali che vengono scambiati per contatto o per stimolo olfattivo e che provocano interesse sessuale in un altro individuo.
I feromoni vengono distinti generalmente in quattro classi a seconda dell’effetto provocato:
feromoni traccianti (trace) che rilasciati da un individuo vengono seguiti da appartenenti alla stessa specie come una traccia ;
feromoni di allarme (alarm) che vengono emessi in situazioni di pericolo, inducendo un maggiore stato di vigilanza in quanto li captano ;
feromoni innescanti o scatenanti (primer) che inducono nel ricevente modificazioni comportamentali e/o fisiologiche a lungo termine ;
feromoni liberatori o di segnalazione (releaser) che scatenano comportamenti di aggressione o di accoppiamento nell'animale che li capta.

I feromoni sono molecole prodotte da diversi organi del corpo e vengono usate dagli animali per comunicare fra di loro. A questo scopo vengono espulse fuori del corpo in modo da potere essere recepite dagli altri individui.Non sempre i feromoni di un animale sono rivolti a individui della stessa specie. In effetti la funzione di queste molecole non è esclusivamente sessuale e ci sono numerosi esempi dello stesso feromone usato da diverse specie, anche per esempio da insetti e da mammiferi.
La produzione dei feromoni ha un costo energetico molto basso ed è il primo sistema usato da organismi viventi per comunicare tra di loro, come il senso chimico è stato il primo da loro usato per percepire il mondo esterno. Lo scopo della produzione di feromoni è di fare pervenire un messaggio a lunga distanza dove i segnali visivi o uditivi non sono sufficienti, o per rinforzarli.
L’interesse dei feromoni per lo studioso non risiede tanto nella loro composizione chimica quanto nella risposta comportamentale che scatenano.
Possiamo identificare tre tipi di feromoni a seconda della loro funzione e due modi di azione con i quali provocano una risposta.
Sono tre le funzioni che i feromoni prodotti possono avere verso i loro destinatari, anche se a volte un feromone ha più di un effetto. La prima è la funzione di identificazione, la seconda di allarme e la terza sessuale.
TRE TIPI DI FEROMONI
1.) I feromoni “firme olfattive” sono l’odore che permette alla madre bufala di riconoscere il suo piccolo in mezzo a migliaia di altri, ma anche alla madre umana di riconoscere dopo solo tre ore l’odore del suo bambino su una camicia in mezzo a dieci portate da altri neonati. Nello stesso modo le formiche, le api o le termiti si riconoscono grazie alla “firma olfattiva” che rivela la loro appartenenza ad una specifica famiglia sullo stesso territorio. Gli animali territoriali come i felini, i cani o i castori li disperdono sul proprio territorio per rivendicarne il possesso.2.) I feromoni di allarme sono prodotti e diffusi nell’aria spesso insieme a segnali visivi ed acustici in caso di pericolo o di ferita. Questi feromoni non avendo una funzione di identificazione individuale sono molto semplici di struttura. In effetti diverse specie producono lo stesso identico feromone di allarme e spesso diverse specie sullo stesso territorio hanno imparato a riconoscere il segnale di altri animali in modo di incrementare la loro possibilità di sopravvivenza.3.) I feromoni sessuali hanno la funzione di favorire la riproduzione, spesso permettendo di sincronizzare la fecondazione con l’ovulazione. E’ così per molti organismi marini, crostacei o pesci ma anche per i mammiferi. Al momento dell’ovulazione la femmina produce un feromone che scatena nel maschio la produzione di sperma o il comportamento sessuale. Per molti mammiferi, se non per tutti, cavalli, ovini, cani e tanti altri, il segnale olfattivo della femmina è quello che scatena la passione del maschio.
I feromoni utilizzati nella pratica fitoiatrica sono in genere quelli di tipo sessuale, cioè quelli emessi dalle femmine vergini di una determinata specie(prevalentemente Lepidotteri) per attirare i maschi cospecifici e favorire l'accoppiamento, riducendo i tempi di incontro fra i sessi e velocizzando il ciclo riproduttivo.Nell'utilizzo dei suddetti feromoni sono stati individuati due obiettivi opposti :
- attrazione e cattura, per effettuare catture massali o di monitoraggio dei fitofagi( maschi) in apposite trappole sessuali;
- disorientamento o confusione sessuale, per annullare o ridurre la possibilità di avvicinamento riproduttivo fra maschi e femmine.

La lotta biologica

Consiste nell'intervento mirato contro organismi dannosi alle colture etc.