venerdì 23 maggio 2008
La vite-Coltivazione : la potatura
Il ciliegio - varietà
Albero di discreto sviluppo e di media fertilità. Produce frutti grossi di color rosso nerastro con polpa scura, dolci e di ottimo sapore, resistenti allo spacco. Matura a primi di giugno la varietà precocce e a fine giugno quella tardiva.
Ferrovia.
Albero di vigoria elevata, portamento assurgente. Il frutto è di grossa pezzatura, con peduncolo lungo, buccia rossa brillante, polpa rosa, molto consistente. La qualità gustativa e buona.
Lapins.
Pianta di vigoria medio-elevata a portamento assorgente. La produttivita è elevata e costante. E autocompatibile per cui non necessita di impollinatori. La pezzatura è medio-elevata, la buccia è di colore rosso scuro brillante, la polpa è rosa, di consistenza medio-elevata.
Bigarreau burlat.
Una fra le varietà più precoci (metà maggio). Discretamente produttiva, i frutti sono di media pezzatura di color rosso scuro con polpa rossa di buon sapore.
Albero di vigoria medio-elevata, alta produttività. Il frutto è di pezzatura media, con buccia di colore rosso scuro. La polpa è di colore rosso aranciato, di elevata consistenza e di buone qualita gustative.
Montmorency
Albero di scarsa vigoria e portamento espanso. Produttivoità costante ed elevata, frutto di media pezzatura, rosso chiaro con polpa di colore bianco giallastro. Ciliegia acida.
Napoleon
Varietà molto apprezzata per l'elevata fertilità. I frutti sono gialli e rossi dalla parte esposta al sole, sono a forma di cuore molto grossi con polpa chiara, soda e zuccherina. Matura a metà giugno.
La vite - Coltivazione : il terreno
La patata
La patata è pianta originaria delle regioni montuose oltre duemila metri sul livello del mare della cordigliera andina dell'America centrale e meridionale dove da sempre costituisce una preziosa base alimentare per le popolazioni localiLa parte commestibile della patata (Solanum tuberosum) è un tubero, ossia la parte sotterranea di una pianta, derivata dalla trasformazione di fusti o radici. La natura gli ha conferito il ruolo di riserva di sostanze amidacee e nutritive per la pianta stessa, ma anche l'uomo ha saputo trarne vantaggio. Originaria dell'America, iniziò a diffondersi in Europa solo attorno agli inizi del 1800. E' probabilmente il più versatile tra gli ortaggi conosciuti.,.. Attualmente la patata è diffusa in tutto il mondo su circa 20 milioni di ettari, nelle zone temperato-fredde mentre in Italia la superficie coltivata è di circa 90.000 ettari la coltura trova condizioni ottimali in climi temperati, benché spostando il ciclo colturale si adatta a climi diversi. Il gelo danneggia le foglie e arresta lo sviluppo dei tuberiSemina e messa a dimora:
le patate dette da seme devono avere un diametro tra i quattro e gli otto centimetri, ed un peso intorno ai cinquanta grammi ognuna. Le patate più grosse si possono tagliare per ricavarne dei pezzi provvisti ognuno di almeno due gemme. Conviene compiere questa operazione alcuni giorni prima della semina perché le ferite abbiano il tempo di cicatrizzarsi.Sul terreno ben lavorato, si tracciano dei solchi ad una distanza sulle file di cinquanta-sessanta centimetri.I tuberi vengono distribuiti ad una distanza di venticinque-trenta centimetri e ricoperti di terra sciolta per uno spessore di tre-sette centimetri. Si può ricorrere alla pregermogliazione mettendo a dimora tuberi con germogli già sviluppati.Prima della semina si deve effettuare un'accurato spietramento per evitare che le nuove patate crescano deformi.
TECNICA COLTURALE.
. La patata è una pianta erbacea annuale, ma che in natura si comporta come perenne data la sua prerogativa di propagarsi vegetativamente per mezzo di tuberi, che sono quindi il prodotto utile e il mezzo di propagazione della coltura. La pianta di patata si origina da un tubero le cui gemme germogliando producono steli eretti, angolosi, alti 0,3-1 m lievemente pubescenti. Le foglie sono di numerosi e spesso mancanti, sono riuniti in cime terminali portate da peduncoli. I fiori sono vistosi tipo imparipennato irregolare, leggermente pelose, composte da 3-4 paia di foglioline intere, ovato-acuminate, e da qualche altra fogliolina più piccola irregolarmente intercalata. I fiori, poco per una corolla di cinque petali saldati, di colore bianco, rosa o rosso violaceo. I semi non hanno alcuna importanza agronomica come mezzo di riproduzione della patata, di essi si servono solo i genetisti per il loro lavoro di miglioramento genetico.Dai nodi interrati degli steli si sviluppano numerose radici avventizie e numerosi steli sotterranei a portamento orizzontale (rizomi); le radici sono fibrose, fascicolate, molto ramificate ed espanse, ma limitatamente a uno strato di suolo piuttosto superficiale (0,5-0,6 metri. .Il. tubero della patata, come si è visto, è un tubero caulinare in quanto corrisponde alla parte terminale ingrossata di uno stelo sotterraneo in cui, quando è giovane, si ritrova la tipica struttura di uno stelo: epidermide, corteccia, cilindro vascolare con il suo cambio, midollo centrale. In un tubero completamente maturo l’epidermide è sostituita dal periderma (o " buccia ") fatto di strati di cellule suberose, che protegge l'interno del tubero dall’eccessiva perdita d'acqua e dalla penetrazione di funghi e batteri. All'interno, sia la corteccia sia il midollo sia il parenchima che costituisce la maggior parte del tubero, sono divenuti sede di accumulo di grandi quantità di amido.In mezzo a questa massa di tessuti, diversi ma non più facilmente distinguibili, si notano fasci fibro- vascolari diretti verso gli “occhi”. La dimensione dei tuberi varia molto secondo le condizioni di coltivazione oltre che con la varietà: il loro calibro va da meno di 40 mm (minimo accettabile per consumo) a 70 mm e oltre (calibri molto grandi sono apprezzati solo per ricavarne "sticks"). La coltivazione va gestita in modo da realizzare produzioni elevate di tuberi del calibro più richiesto dal mercato (da 40 a 60 mm, indicativamente).. Come è variabile il calibro, così è il peso dei tuberi: circa 40 grammi per un calibro di 30 mm, circa 100 grammi per un calibro di 50 mm, diversi ettogrammi per calibri superiori.La forma dei tuberi varia secondo la varietà: tonda, tondo-ovale, ovale, ovale-lunga, lunga.I colori della buccia sono due: giallo o rosso; la "pasta" interna invece può essere bianca o gialla, con varie sfumature: bianco candido, bianco crema, giallo, giallo chiaro, giallo intenso.
Alcune Varietà:
a pasta bianca, di forma tonda, può essere di Napoli o di Como: è piuttosto farinosa quindi adatta alla preparazione di purè, sformati e qualunque piatto che ne prevede la frantumazione.
A pasta gialla, detta Bintje, più soda e compatta, piuttosto versatile ma particolarmente adatta per essere cucinata intera e per essere fritta.
La Rossa, saporita e consistente, adatta ad ogni tipo di preparazione.
La Novella , è il tipo che viene raccolto immaturo ed è disponibile tutto l'anno; è caratterizzata da polpa delicata e vie ne cucinata suprattutto arrosto o lessata
Conservazione:
le patate si conservano molto bene e a lungo, rispettando i seguenti piccoli accorgimenti: è necessario che stiano al buio per evitare che diventino verdi; la temperatura non deve essere nè troppo umida (mai al di sotto dello 0, altrimenti gelerebbe) nè troppo secca (mai al di sopra degli 8° C, altrimenti tende a germogliare), la cantina sarebbe il luogo ideale..
Valore nutrizionale
Dal punto di vista nutrizionale le patate sono conosciute principalmente per l'alto contenuto in carboidrati (circa 26 grammi in una patata di 150 g, cioè medie dimensioni), presenti principalmente sotto forma di amidi. Una piccola ma significativa parte di tali amidi delle patate è resistente agli enzimi presenti nello stomaco e nell'intestino tenue, sì da raggiungere l'intestino crasso quasi intatta. Si ritiene che questi amidi abbiano effetti fisiologici pari a quelli delle fibre alimentari.
Le patate sono fonte di importanti vitamine e minerali. Una patata di medie dimensioni (150 g), consumata con la buccia, fornisce 27 mg di vitamina C (45% della dose giornaliera raccomandata), 620 mg di potassio (18% della dose giornaliera raccomandata), 0,2 mg di vitamina B5 (10% della dose giornaliera raccomandata), oltre a tracce di tiamina, riboflavina, folati, niacina, magnesio, fosforo, ferro e zinco. Inoltre il contenuto di fibre di una patata con buccia (2 g) è pari al contenuto di fibre del pane integrale, della pasta e dei cereali. Oltre alle vitamine, ai minerali ed alle fibre, le patate contengono svariati composti fitochimici, quali i carotenoidi ed i polifenoli.
Non tutte le sostanze nutritive delle patate si trovano nella buccia; questa contiene circa la metà delle fibre, ma più della metà delle sostanze nutritive sono contenute nella polpa. La cottura può alterarle notevolmente.
Le patate novelle e le varietà a forma allungata contengono una quantità minore di sostanze tossiche, e rappresentano una fonte eccellente di nutrienti. Le patate sbucciate e conservate a lungo perdono parte delle proprie proprietà nutrizionali, benché mantengano il proprio contenuto di potassio e vitamina B.
Le patate sono spesso escluse dalle diete a basso indice glicemico, in quanto si ritiene che possiedano un'alta quantità di zuccheri. In realtà l'indice glicemico delle patate varia in maniera considerevole a seconda della loro varietà (patata a buccia rossa, a pasta bianca, eccetera), della loro origine (zona di coltivazione), della preparazione (metodo di cottura, se consumata fredda o calda, in purè, a tocchetti o intera ecc.), e degli altri cibi con cui si accompagna (salse ricche di grassi o ad alto contenuto proteico.
Le Avversità tra i parassiti che attaccano la Patata i più importanti sono: la dorifora decemlineata che è un coleottero che si nutre delle foglie della pianta sia come larva che come insetto. Si combatte con prodotti a base di arsenico. Il grillotalpa che agisce di notte da metà marzo a metà ottobre e si combatte con esche avvelenate. Il maggiolino allo stato larvale.Le malattie da virus possono provocare ingiallimento e nanismo. Ricordiamo il virus 14 che provoca l'accartocciamento delle foglie. Fra le crittogame ricordiamo la peronospora che colpisce foglie e tuberi provocando annerimento e la morte, si previene con irrorazioni a base di solfato di rame. - Il mal bianco del pedale attacca ogni parte della pianta provocando l'imbrunimento e la morte.- Il marciume secco provocato da verticillum e fusarium che attaccano la Patata formando cavità che anneriscono e provocano l'essiccamento della pianta.Raccolta: avviene quando in primavera i tuberi si staccano dagli stoloni, ma è bene non effettuare la raccolta prima che appassiscano le foglie.
La raccolta si effettua a mano con gli attrezzi tradizionali, o a macchina se si tratta di coltura in pieno campo. E' bene cheI tuberi portati alla luce si asciughino per qualche tempo al sole sul terreno e quindi vanno conservati in un luogo buio, poiché la luce fa germogliare gli occhi e stimola la formazione di solanina.
martedì 20 maggio 2008
La vite - Coltivazione : il clima
La vite - Cenni storici
martedì 13 maggio 2008
Il ciliegio
venerdì 9 maggio 2008
La vite - Cenni botanici
venerdì 2 maggio 2008
La sindria (L'anguria)
Sa Pompia, il dolce della tradizione
Altre cause "ambientali" sono:
Le principali malattie parassitarie di origine animale (insetti) troviamo:
Riso
Il riso è la cariosside , la pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Gramineae. Dopo la cariosside del riso si fa la mietitura che si intende il processo di raccolta nei campi dei cereali maturi. Il risone diventa commestibile dopo varie lavorazioni, svolte in un'industria risiera, principalmente a liberarlo dalle parti tegumentali (lolla o pula) . La lolla e il riso del rivestimento esterno del chicco, asportato con il processo di sbramatura.
Si comincia con l'aratura della risaia, non eccessivamente profonda da aerare il suolo compattato dalla sommersione precedente: poi si passa all'erpicatura, per sminuzzare il terreno, e a una prima concimazione. La semina si fa in primavera (aprile, maggio) con una macchina seminatrice; il seme (risone) deve essere preventivamente ammollato, perché non galleggi. La semina si puo effettuare con risaia allagata, o risaia sommersa,oppure con risaia asciutta,cioe priva di acqua;la prima semina viene effettuata esclusivamente a spaglio, mentre in asciutta si semina interrando il seme a file . Tutte le tecniche prevedono una precedente o una successiva sommersione della risaia( essa consente di spostare verso temperature piu alte il campo di escursione termica ).
Il riso è avvolto dalle glumelle RISONE e subisce le seguenti lavorazioni: 1. PULITURA: separazione dalle impurezze 2.SBRAMATURA: distacco e separazione delle glumelle della cariosside, le glumelle formano la lolla. 3. SBIANCATURA: in cui si allontanano gli strati esterni della cariosside e l'embrione.
Nel corso della pilatura si ottengono i seguenti prodotti:
Il riso grezzo: che è privato della lolla però ha ancora il pericarpo e l'embrione.
Il riso sbramato : che ha subito una lavorazione incompleta alla sbiancatura e si usa nella lavorazione della birra.
Il riso raffinato : che è il riso bianco che ha subito 3-4 passaggi alla sbiancatura e che viene destinato come sottoprodotto a lavorazioni speciali.
Il riso comolino e oleato: che si ottiene oleando la superficie del riso raffinato con olio di lino o di vaselina.
Il riso brillato: che si prepara a seguito di lavorazioni con talco e glucosio e si usa nell'alimentazione umana
Si fanno 3 operazioni che sono:
1) La sbramatura viene eseguita con due dischi orizzontali, detti sbramini,il disco superiore è stazionario mentre quello inferiore , ad adeguata distanza , è in rotazione.Un'evoluzione degli sbramini a dischi è rappresentata dagli sbramini a cilindri gommati ruotanti a differenti velocità, i quali hanno ridotto i rischi di rottura.
2)La sbiancatura è un ulteriore passaggio effettuato nelle sbiancatrici, macchine costituite da coni pieni rotanti in griglie coniche.
3)La lucidatura, compiuta in macchinari simili alle sbiancatrici ma a coni rivestiti con strisce di cuoio, ha lo scopo di rendere il chicco più bianco e levigato. Il riso così ottenuto è noto come lavorato o raffinato. Esso viene infine selezionato e confezionato.
Le spighe del riso sono mature a settembre; con una mietitrebbia si svolgono contemporaneamente le due operazioni di mietitura e di trebbiatura
venerdì 4 aprile 2008
Tossicità degli agrofarmaci
- contaminazioni accidentale che si verifica quando durante la preparazione e la distribuzione degli agrofarmaci non si adottano le precauzioni necessarie;
- contaminazione alimentare, che si verifica per l'ingestione di derrate alimentari che contengono residui tossici.
- per inalazione, che si verifica quando l'assorbimento avviene per inspirazione;
- per contatto o dermale, che si verifica quando l'assorbimento avviene per contatto tra l'epidermide e il prodotto;
- per ingestione, che si verifica quando si ingeriscono alimenti contenenti residui di agrofarmaci.
DL50
venerdì 28 marzo 2008
I limiti della lotta biologica
I nematodi
Il phylum comprende sia specie conducenti vita libera che parassiti.
Le specie libere sono numerose nei terreni umidi, nei sedimenti dei fondali acquatici e nelle sorgenti termali. Le specie terricole sono in prevalenza spazzini e vivono negli strati superficiali dove si nutrono di materia organica morta. La loro attività è molto importante per la miscelazione e l'aerazione del terreno. Alcune specie libere sono erbivore e si nutrono di funghi, batteri, alghe e piante. Altre specie sono invece carnivore e si nutrono di microrganismi, piccoli invertebrati e di altri nematodi, compresi individui della stessa specie (cannibalismo).
I nematodi parassiti infestano un gran numero di piante e di animali. Alcuni parassiti sono dotati di un apparato boccale, provvisto di stiletti, atto alla perforazione delle pareti cellulari delle radici delle piante, in modo da potersi alimentare dei succhi vegetali. La loro attività è causa della perdita di numerosi raccolti. Altri nematodi vivono sulla superficie di organismi acquatici e molti riescono ad infestare i vertebrati terrestri, compreso l'uomo, insinuandosi nel sistema digerente, in quello circolatorio o incistandosi nell'apparato muscolare.
Anatomia e fisiologia :
Essendo organismi pseudocelomati, i nematodi presentano una cavità posta fra il canale alimentare e la parete del corpo. La parete è formata (partendo dall'esterno) da:
-una cuticola pluristratificata;
-uno strato epidermico intermedio;
-uno strato muscolare longitudinale.
La cuticola è costituita in prevalenza da collagene, una proteina fibrosa che protegge l'animale dagli urti meccanici. Lo strato epidermico sottostante si estende lungo lo pseudoceloma con 4 rigonfiamenti epidermici: 2 laterali, 1 dorsale ed 1 ventrale. Questi cordoni sono attraversati da canali escretori e nervi longitudinali. Lo strato muscolare longitudinale si estende poi tra i cordoni sotto l'epidermide ed è a contatto con il liquido pseudocelomatico che riempe la cavità. Ogni fibra muscolare forma una sinapsi diretta con i cordoni nervosi (dorsale e ventrale) che attraversano i rigonfiamenti epidermici. Questa è una condizione atipica nel regno animale poiché, in genere, la fibra muscolare si lega a quella nervosa tramite una giunzione neuro-muscolare. L'assenza di strati muscolari circolari non permette ai nematodi la capacità di movimenti complessi ed essi possono solo flettere od ondulare il proprio corpo utilizzando le particelle di sedimento come leve per effettuare gli spostamenti.
I nematodi sono organismi proctodeati. In genere la bocca (posta all'estremità anteriore) è trilobata, ogni lobo reca delle mascelle cuticolari ed è delimitata da labbra. La bocca è collegata all'intestino tramite una faringe muscolosa che serve a pompare l'alimento direttamente nella cavità intestinale, la quale, quando non contiene il cibo, rimane schiacciata dalla pressione che la parete del corpo esercita sul liquido pseudocelomatico. La digestione avviene inizialmente nel lume intestinale per poi terminare all'interno delle cellule che tappezzano l'intestino. Gli scarti della digestione vengono poi espulsi per contrazione dei muscoli del retto attraverso l'ano (posto nella zona vicina l'estremità posteriore).
La circolazione delle sostanze nutritive e gli scambi gassosi, necessari per l'attività metabolica delle cellule, avvengono grazie al liquido pseudocelomatico che bagna le varie cellule del corpo e il suo compito è facilitato dai movimenti dell'organismo. La cuticola della parete del corpo è inoltre provvista di pori per mezzo dei quali avvengono gli scambi gassosi tra l'animale e l'ambiente esterno.
I prodotti di rifiuto dell'attività metabolica vengono eliminati tramite un sistema escretore a forma di "H": è formato da due canali escretori che attraversano i cordoni epidermici laterali e che si uniscono nella zona centrale e ventrale, dove sboccano all'esterno attraverso un nefridioporo (o poro escretore).
Il sistema nervoso è formato da un gruppo di gangli connessi ad un anello nervoso che circonda l'intestino e dal quale si diramano cordoni nervosi sia anteriormente, verso la bocca, che posteriormente, verso la coda. I cordoni nervosi posteriori attraversano i rigonfiamenti epidermici e poi si riuniscono nei gangli vicini l'estremità.
I nematodi presentano organi sensoriali, quali setole e papille inserite nella cuticola, che hanno funzione meccano-recettrice, ossia percepiscono gli stimoli tattili. Altri organi di senso sono gli anfidi, posti nella regione boccale, e i fasmidi, posti nell'estremità posteriore, che hanno funzione chemio-sensoriale, cioè servono per la percezione di segnali chimici (gli "odori") emanati dall'ambiente e dalle possibili prede e predatori. Questi organi, inoltre, sono importanti per la percezione dei feromoni, dei segnali chimici prodotti dalle femmine per attirare i maschi nel luogo dell'accoppiamento.
Riproduzione e sviluppo :
La maggior parte delle specie è dioica e l'apparato riproduttore, sia maschile che femminile, è a "frusta", cioè formato da lunghi tubuli avvolti su se stessi.
I maschi possiedono uno o una coppia di testicoli collegati tramite un condotto deferente ad una vescicola seminale, dove vengono raccolti ed accumulati gli spermatozoi prodotti. Dalla vescicola gli spermatozoi raggiungono l'orifizio genitale passando attraverso un dotto eiaculatore. L'orifizio è posto nell'estremità posteriore, la quale è dotata di spicole che hanno la funzione di mantenere divaricato il poro femminile durante l'accoppiamento.
L'apparato riproduttore femminile è costituito da una coppia di ovari collegati ad un utero per mezzo di ovidotti. L'utero è poi connesso ad una vagina che sbocca all'esterno tramite il poro genitale femminile, posto nella regione centrale del ventre.
Con l'accoppiamento gli spermatozoi risalgono l'utero e fecondano le uova negli ovidotti. le specie possono essere ovipare od ovovivipare e non si ha stadio larvale. Infatti dallo zigote si producono direttamente degli stadi giovanili, simili all'adulto ma sessualmente immaturi. Gli stadi giovanili subiscono 4 mute cuticolari prima di diventare adulti.
Caratteristiche dei prodotti fitosanitari
- qualitativo;
- quantitativo;
- collaterale.
Aspetti qualitativi di un agrofarmaco.
La qualità di un agrofarmaco dipende direttamente da due fattori: la tossicità e la disponibilità.
La tossicità intrinseca è rappresentata dal danno che una sostanza attiva esplica nei confronti
dell'oganismo bersaglio. La tossicità intrinseca è, di conseguenza, la risultante di due momenti che sono sinergici ed indispensabili l'uno all'altro:
- il meccanismo di azione, che consiste nella capacità di raggiungere i punti vitali;
- l'azione della sostanza attivà a livello cellulare che consiste nella sostituzione, nella competizione o nell' aggressione dei sistemi biologici.
La disponibilità di un agrofarmaco è la capacita di liberare la sostanza attiva, in presenza di vari stimoli, e di farla arrivare a contatto con il bersaglio.
Aspetti quantitativi di un agrofarmaco.
La disponibilità, basa i suoi requisiti su alcuni aspetti che determinano la quantità di agrofarmaco presente sul vegetale in un momento qualsiasi. Questi aspetti quantitativi sono: la copertura, il deposito e il residuo.
La copertura rappresenta il grado di distensione della sostanza attiva sul vegetale.
Gli elementi che condizionano la copertura sono:
- la dimensione delle gocce;
- il mezzo meccanico usato per la distribuzione;
- la presenza di un coadiuvante tensioattivo che determina la distensione delle goccioline sulla superficie del vegetale.
Il deposito rappresenta la quantità di prodotto che rimane sulla superficie del vegetale dopo il trattamento. Gli elementi che condizionano il deposito sono:
- la copertura che tanto più grande sarà, maggiore sarà il deposito;
- la natura del preparato e i mezzi di diffusione;
- la natura delle superfici degli organi trattiti;
- la carica elettrica;
- la presenza di un coadiuvante con funzione adesiva aumenta la possibilità di deposito di una sostanza attiva.
Il residuo viene definito come la quantità di sostanza attiva che rimane, sull' organo vegetale, dopo un determinato periodo di tempo dal trattamento fitosanitario. Gli elementi che condizionano il residuo sono:
- mezzi meccanici e micronizzazione delle particelle le quali più sono piccole e minore sarà il dilavamento e maggiore l'effetto residuale;
- elementi climatici (pioggia, temperatura e luce) che svolgono attività azione dilavante, dissolvente, denaturante e volatilizzazione delle sostanze attive;
- accrescimento della pianta poichè nei momenti di grande espasione sia delle lamine fogliari sia dei germogli (primavera) si ha una riduzione dell'attività residuale.
Pertanto è necessario usare prodotti persistenti perchè siano validi dal punto di vista fitoiatrico, ma occorre che la persistenza sia strettamente limitata alla riuscita dei trattamenti.
Aspetti collaterali di un agrofarmaco.
Sono aspetti determinanti nell'azione di un agrofarmaco, possono essere di natura esterna oppure essere intrinseci al preparato stesso; fra questi aspetti ricordiamo:
- la prontezza di azione che definisce la capacità di una sostanza attiva di svolgere immediatmente le sue funzioni;
- la persistenza di azione che si intende come la capacità di un agrofarmaco di prolungare la sua azione nel tempo;
- la miscibilità che si intende come la proprietà intrinseca di un prodotto fitosanitario di essere compatibile e quindi miscibile con uno o più preparati di tipo diverso. Le ragioni che stanno alla base della miscibilità sono da imputarsi ad aspetti sia di natura economica sia tecnica:
- i primi perchè unendo i preparati diminuiscono i costi dei trattamenti che vengono ridotti di numero;
- i secondi perchè si possono effettuare trattamenti complessi rivolti a più parassiti.
Un prodotto fitosanitario, nei confronti della sua miscibilità con altri, presenta tre fenomeni:
- indifferenza in cui la miscela non presenta particolari aspetti nè positivi, ne negativi;
- antagonismo in cui la miscela presenta una riduzione degli effetti delle singole sostanze attive;
- sinergismo in cui la miscela presenta effetti con caratteristiche migliori delle singole sostanze attive. La miscela, inoltre, presenta altri effetti che non considerano le sostanze attive, ma l'azione globale che l'insieme espica; infatti si possono presentare fenomeni di:
La solarizzazione
Agrofarmaci - danni a carico dell'operatore
La pericolosità dei fitofarmaci in agricoltura, sebbene dipenda dalle caratteristiche intrinseche del formulato, è innanzitutto legata all'uso improprio, o comunque poco corretto, da parte dell'operatore che impiega il prodotto.
La maggior parte delle contaminazioni accidentali avviene nella fase di preparazione della miscela antiparassitaria e durante la distribuzione fitoiatrica. Comunque è proprio il momento della preparazione della miscela che presenta i maggiori rischi di intossicazione; in effetti, aprendo e vuotando le confezioni dei fitofarmaci, la polvere, gli spruzzi ed i vapori sono circa 100-1000 volte più concentrati delle soluzioni. L'assorbimento dei fitofarmaci, durante il loro impiego, avviene attraverso tre vie: cutanea o dermale, inalatoria, orale.
I maggiori assorbimenti comunque si hanno attraverso la pelle ed in special modo attraverso le mani. All'interno dell'organismo, le sostanze tossiche si sciolgono nel sangue e da questo vengono trasportate ai vari organi.
Il fegato,provvede a trasformarle e, per mezzo dei reni, vengono eliminate con le urine. La tossicità dei fitofarmaci può essere immediata e riferita agli effetti di una sola somministrazione (tossicità acuta) oppure a medio-lungo termine, per effetto di più somministrazioni (tossicità cronica).
La tossicità acuta si manifesta entro breve tempo dall'assunzione della sostanza tossica, con sintomi immediati più o meno gravi, a seconda dei casi. Il tipo di sintomo dipende dalla classe chimica e dal meccanismo di azione tossica del principio attivo. La maggioranza dei sintomi acuti hanno azione neurotossica, cioè agiscono su un enzima (acetilcolinesterasi), presente nel tessuto nervoso, ed a livello della giunzione neuromuscolare. Il blocco dell'acetilcolinesterasi determina il vario quadro sintomatologico della intossicazione acuta. Per tradizione i sintomi vengono descritti come "nicotinici" e "muscarinici".
I sintomi nicotici comprendono: tachicardia, con rialzo della pressione arteriosa, midriasi pupillare, astenia, crampi, facile esauribilità muscolare ecc.
I sintomi muscarinici comprendono: nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, ipotensione arteriosa, broncospasmo con tosse, lacrimazione ed aumento della salivazione. I sintomi a carico del sistema nervoso centrale comprendono: confusione, disorientamento, ansia, insonnia, incubi, incoordinazione motoria, tremori, convulsioni, coma.
In genere i sintomi nicotinici e muscarinici si combinano tra di loro e nei casi più gravi si può avere morte per insufficienza respiratoria, dovuta alla paralisi dei muscoli e dei centri regolatori del respiro.
La tossicità cronica è quella che si avverte dopo un certo tempo (in genere anni) dovuta al graduale accumulo di sostanze tossiche in alcuni organi del corpo umano. Questa tossicità è subdola in quanto difficilmente è valutabile ed è quella che poi provoca danni gravissimi a livello cito-istologico e fisiologico molto spesso di tipo irreversibile. Nel quadro degli effetti indesiderati attribuibili alla tossicità cronica rientrano gli effetti mutagenici (alterazione del patrimonio genetico delle cellule dell'organismo), cancerogenici e teratogenici (danni al feto durante la gravidanza). Tutto ciò deve far meditare, quindi, l'operatore agricolo, che sovente è indotto a sottovalutare la portata del rischio a cui si espone usando prodotti chimici, circa l'importanza delle norme di sicurezza personale.
Va puntualizzato che la classificazione tossicologica dei prodotti fitosanitari è basata esclusivamente sulla tossicità acuta (determinazione della dose letale 50) e pertanto non tiene conto dei rischi di tossicità cronica. Pertanto,l'agricoltore che utilizza maggiormente prodotti fitosanitari appartenenti a classi tossicologiche meno pericolose (ex III e IV classe) tende ad abbassare ulteriormente la guardia finendo per trascurare ancor di più tali norme, esponendosi così agli effetti tossici cronici.
In genere i sintomi nicotinici e muscarinici si combinano tra di loro e nei casi più gravi si può avere morte per insufficienza respiratoria, dovuta alla paralisi dei muscoli e dei centri regolatori del respiro.
La tossicità cronica è quella che si avverte dopo un certo tempo (in genere anni) dovuta al graduale accumulo di sostanze tossiche in alcuni organi del corpo umano. Questa tossicità è difficilmente è valutabile ed è quella che poi provoca danni gravissimi a livello fisiologico molto spesso di tipo irreversibile. Nel quadro degli effetti indesiderati attribuibili alla tossicità cronica rientrano gli effetti mutagenici (alterazione del patrimonio genetico delle cellule dell'organismo), cancerogenici e teratogenici (danni al feto durante la gravidanza).
Va puntualizzato che la classificazione tossicologica dei prodotti fitosanitari è basata esclusivamente sulla tossicità acuta (determinazione della dose letale 50) e pertanto non tiene conto dei rischi di tossicità cronica. Pertanto, l'agricoltore che utilizza maggiormente prodotti fitosanitari appartenenti a classi tossicologiche meno pericolose tende ad abbassare ulteriormente la guardia finendo per trascurare ancor di più tali norme, esponendosi così agli effetti tossici cronici.
venerdì 14 marzo 2008
Norme di sicurezza nell'utilizzo degli agrofarmaci
- Indossare indumenti protettivi
- Utilizzare recipienti appositi
- Operare all'aperto o in ambienti aereati
- Durante le operazioni tenere lontano i bambini
- Evitare che gli animali siano presenti durante la preparazione o vengano a contatto con i materiali usati
- Non mangiare, bere, fumare durante i trattamenti
- Non operare contro vento
- Non impiegare il prodotto in prossimità dei corsi d'acqua
- Applicare il prodotto in condizioni meteorologiche favorevoli: evitare le ore più calde della giornata, non trattare in presenza di vento e se si prevede pioggia nelle ore immediatamente successive al trattamento;
- Non effettuare trattamenti quando piove
- Lavarsi accuratamente in caso di contatto con il prodotto
- Non contaminare alimenti o bevande
- Impiegare il prodotto solo sulle colture autorizzate
- Lavare le attrezzature dopo l'uso
- In caso di intossicazione consultare il medico mostrandogli l'etichetta del prodotto
- Controllare la pulizia e la funzionalità delle attrezzature utilizzate per la distribuzione;
- Rispettare le modalità di impiego raccomandate in etichetta: dose, epoca di applicazione, intervallo tra le applicazioni;
- Curare in modo particolare le indicazioni relative alla strategia anti-resistenza, che prevedono generalmente un numero massimo di trattamenti consecutivi o per anno con lo stesso prodotto e l’alternanza di prodotti a diverso meccanismo d’azione
- Rispettare le indicazioni relative alla sensibilità varietale per evitare effetti indesiderati (fitotossicità, rugginosità, ecc.);
- Rispettare le indicazioni sulla miscibilità con altri prodotti